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Diario
24 maggio 2010
Agenda Sostenibile
L'agenda Sostenibile di Franz Amigoni è un blog che si occupa di sviluppo sostenibile, energie rinnnovabili, bioedilizia e altre tematiche legate all'ambiente.
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18 settembre 2009
Micromega – “La strage di Kabul...” di Don Paolo Farinella
(da Micromega)
La strage di Kabul e la strage della libertà di stampa
di Paolo Farinella, prete
I titoli di quasi tutti i giornali, dei tg e dei commentatori sono unanimi: «Strage di Italiani in Afghanistan: 6 militari uccisi». Ecco il modo ideologico di leggere e dare false notizie per vere. La «strage» riguarda 20 afghani e 6 militari, tutti uccisi nello stesso istante e con le stesse modalità; poi vi sono oltre 60 feriti afghani e 4 militari italiani. I feriti italiani sono stati rimpatriati per le cure necessarie, gli afghani sono rimasti per strada e se non interviene Emergency restano lì ad aumentare il numero dei morti afghani.
A costo di apparire cinico (e non lo sono) non riesco a piangere questi morti «italiani», isolati dal loro contesto reale. Mi dispiace e sono addolorato che qualcuno debba morire così e per le loro famiglie che adesso avranno un vuoto esistenziale e affettivo che nessuno potrà riempire: non le parole d’ordinanza della retorica politica che subito ne ha fatto degli «eroi» in appoggio ad una politica miope, demenziale e incivile che pretendeva di esportare la democrazia con le armi e assicurare la sicurezza seminando morte tra la popolazione inerme afghana. Morti inutili, morti senza senso.
No! Non ci sto! I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per scelta e per interesse economico, cioè per guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione. Dov’è l’eroismo nell’uccidere sistematicamente, per sbaglio o per fuoco amico, civili che a loro volta sono vittime nel loro paese e vittime degli occupanti stranieri?
Dopo 8 lunghi anni di guerra, quali risultati ha portato la peacekeeping o la peacemaking? Se si chiama «peace» lo sterminato stuolo di mutilati, di affamati, di morti, come si deve chiamare la «guerra» o per dirla alla moderna la «war»? Prima che arrivassero Bush e i suoi valvassini in Afghanistan i talebani erano considerati «occupanti»; ora dopo 8 anni di occupazione occidentale, il popolo tifa per i talebani e potenzia le divisioni tribali che hanno portato ad un aumento di potere dei «signori locali della guerra » che hanno imposto la loro legge, aumentato la coltivazione del papavero e diffuso capillarmente la corruzione.
Dopo 8 anni di «peace-keeping» l’Afghanistan si trova con un presidente fantoccio, Karzai, corrotto e corruttore, che sta lì perché ha imbrogliato almeno un milione e mezzo di schede elettorali, che per vincere e avere i voti dei capi tribù ha introdotto nel diritto «democratico», difeso dalle armi occidentali, il diritto del marito di stuprare, violentare, picchiare e anche uccidere la moglie e le donne in sua proprietà. E’ questo l’obiettivo per cui sono morti i militari italiani, inglesi, spagnoli, tedeschi, e americani? Ne valeva la pena!
Sono morti inutili, morti che dovrebbero suscitare vergogna in chi li ha mandati e lì li ha tenuti e anche in coloro che vi sono andati per scelta libera e volontaria per avere uno stipendio proporzionato. No! Non sono eroi, sono vittime come sono vittime i morti afghani, come sono vittime i talebani usati dall’occidente quando venivano comodo contro i Russi e da questi, a loro volta, armati quando servivano alla bisogna; mentre ora i beniamini di ieri sono i nemici di tutti.
I funerali si Stato di questi sventurati morti per nulla o per la vanagloria dei loro fantocci governanti, come i 19 morti di Nassiriya, sono a mio avviso l’appariscenza di una retorica vuota e colpevole perché incapace di fare politica e politica di pace. Il potere assatanato si serve ha bisogno di carne da macello che poi copre con gli onori di Sato: tanto pagano sempre i cittadini «sovrani» che non contano nulla.
La strage di Kabul, in Italia, ha interrotto «la democrazia», facendo spostare la manifestazione a favore della libertà di stampa di sabato 19 settembre 2009 ad altra data. E’ il segno della mistificazione. Queste morti sono funzionali al governo che così raffredda la piazza, allontana un colpo di maglio sferrato dalla società e il presidente del consiglio, l’amico di Bush e Putin, riprende la scena, mostrandosi affitto e piangente ai funerali «dei nostri ragazzi», espressione orrenda che nega la verità dei fatti e conferma le ragioni che vi stanno dietro: questi «ragazzi» sono i militari di carriera che sono andati da sé in un Paese in guerra e sono andati armati. Non sono «ragazzi», sono consapevoli e responsabili delle loro scelte e delle loro morti.
Spero che i figli e le famiglie non me ne abbiano perché il modo migliore per onorare i morti è continuare a garantire i diritti di tutti, non solo quelli di qualcuno, creando le condizioni perché questi diritti possono essere esercitati. Un pilastro della democrazia è la libertà di stampa e la libertà totale di criticare il governo. La «strage» di Kabul ha colpito in Italia, a 4.000 km di distanza, uccidendo insieme agli innocenti Afghani e ai soldati italiani, quella democrazia che solo un pazzo poteva è pensare esportare. In compenso si è saputo uccidere la democrazia italiana: chi ha deciso di spostare la manifestazione del 19 settembre è diventato complice della strage di Kabul, estendendola fino a noi. Ora la guerra è totale.
Poveri morti, diventati la foglia di fico di un potere inverecondo che si nutre solo di rappresentazione vacua e vuota, effimera e assassina. No! non faccio parte del coro.
(18 settembre 2009)
10 luglio 2009
Tieni pulito l'anello
• Ripensa al modo in cui vedi la tua carriera: Non pensare a te come un impiegato ma come un asset che possiedi. Dimentica il tuo job title. Chiediti: Cosa, tra le cose che faccio, porta valore? Di cosa sono orgoglioso in particolare?
• Rivedi le tue fedeltà: Sii fedele a te stesso, per prima cosa. Poi sii fedele al tuo team, al tuo progetto, ai tuoi clienti e alla tua azienda.
• Sii autentico: Sii onesto su chi sei – i tuoi attributi e le tue qualità. Se ti conosci, puoi promuovere un brand onesto.
• Impara dai grandi brand: Identifica cosa ti distinguee nella competizione. Cosa hai fatto recentemente per emergere? Quale tuo punto di forza indicherebbero i tuoi colleghi o i tuoi clienti?
• Renditi visibile: Costruisci il tuo profile internamente ed esternamente. I modi per fare questo includono il networking, rendersi disponibili per progetti di alto livello, dimostrare le proprie capacità, scrivere per pubblicazioni interne ed esterne, partecipare da volontario a comitati o discussioni tematiche alle conferenze.
• Sii consistente: Assicurati che il tuo messaggio sia consistente. Se è ondivago, minerà i tuoi sforzi. Tutto ciò che fai – e quello che scegli di non fare – contribuisce al tuo personal brand, dal modo in cui parli al telefono a come ti comporti nei meeting o scrivi email.
• Bilancia stile e sostanza: Non dimenticare che il modo in cui fai le cose è spesso importante tanto quanto le cose stesse. Parli in maniera succinta? Attiri l’attenzione? Hai le physique du rôle ?
• Costruisci e gestisci la tua rete di marketing: I tuoi amici, colleghi, clienti sono un importante veicolo per il tuo brand. Quello che viene detto su di te determina il valore del tuo brand.
• Impara a influire: Usa il tuo potere personale, il tuo ruolo e la tua rete. Ma usali in maniera sensibile e intelligente o non sarai ritenuto un leader credibile o degno di fede.
• Cerca feedback: E’ di importanza critica continuare a controllare il valore del tuo brand. Può essere fatto con mtodi formali come i feedback 360 o informalmente chiedendo a chi ti è vicino feedback onesti e costruttivi sulla tua performance. Un altro buon modo è andare ai colloqui di lavoro, anche se non sei interessato a cambiare lavoro, che ti aiutino a capire il tuo valore di mercato.
• Rivaluta: Continua a tenere sotto controllo ciò che ti motiva. Quale è la tua personale definizione di successo? Scrivi una frase personale sul perché lavori e controllala regolarmente.
"Tieni pulito l'anello" direbbe Don Juan, lo stregone di Carlos Castaneda.
libri
scrittura
| inviato da Franz znarF il 10/7/2009 alle 11:15 | |
1 luglio 2009
[...]
10 aprile 2009
Il Silenzio della Rabbia
Difficile mantenere il silenzio davanti a quello che è lo sgranarsi di un rosario di nomi di morti.
Difficile rifarsi ad un credo quando tanta parte delle responsabilità sono da imputare ad improvvidi atti umani di malafede.

E foto di bare bianche, foto di disperazione più nera, foto di impotenza davanti ad una ferita civile ancor prima che umana.
silenzio
rabbia
requiem
solo silenzio
| inviato da Franz znarF il 10/4/2009 alle 12:19 | |
9 aprile 2009
J’en ai marre

( Berlusconi? Un terremoto lo seppellirà )
Ne ho pieni i coglioni di un premier di cui si ha sempre l’impressione che tratti i cittadini nella migliore delle ipotesi come figli sprovveduti a cui deve dare finanche i consigli più banali (nella peggiore come minus habens), che si consideri l’uomo della Provvidenza, che si attorni di gente che gli canta i peana propiziatori e inni alla turgida potenza dello share, che sia pieno di lecchini che lo incensano aiutandolo nel suo delirio di onnipotenza.
Ricordiamo che il discorso delle new town da realizzare entro poco tempo il premier l’aveva fatto anche a San Giuliano di Puglia dopo il terremoto dell’autunno 2002 - dove morirono 27 bambini e una maestra della scuola - nel quale per altro erano state interessate un migliaio di abitazioni e dove dopo sei anni è stata rifatta solo la scuola mentre di new town neanche l'ombra. Lì era stata promessa una nuova città sul modello di Milano 2, un parco-giochi per commercialisti e avvocati che si baloccano con l’idea dello Stato-giardino, dove pure i piccioni hanno il loro spazio aereo preferenziale. E questa delle new town è solo una delle mille cose dette in questi giorni da un premier tarantolato che sul terremoto ci ha messo la faccia come se fosse cosa esclusivamente sua.
Non si può tacere sui disagi e sui dubbi che la monolitica e granitica presenza del premier sui media ha sollevato e solleva tuttora. Affermazioni paternalistiche si mischiavano ai dati crudi della tragedia, rassicurazioni e aperture di credito infinito a Bertolaso. Il premier era lì sotto l’egida di un improbabile “Ovunque proteggi” cantata dai servi di regime. Il premier che parlava e proponeva e – almeno per il momento – non si è fermato ad ascoltare ancora nessuno.
La ricostruzione dell’area aquilana avrà bisogno di anni, i proclami elettorali del premier non giovano certo ad una visione compassata e pragmatica di ciò che c’è da fare. Nonostante l’opposizione abbia dato disponibilità (come è giusto fare nelle prime ore) arriverà presto il tempo di dare conto delle inefficienze e ombre della macchina della ricostruzione.
La ricostruzione dovrà essere inchiodata a punti fermi quali la sicurezza e i criteri anti-sismici. Ma attenzione. Si parte da una considerazione che dovrebbe far riflettere su quanto il criterio antisismico è considerato importante da questo esecutivo: l’articolo 6 del famigerato Piano Casa (ora rinviato sine die) prevedeva addirittura la cancellazione di criteri anti-sismici per snellire le pratiche burocratiche per la realizzazione di sottotetti e mansarde. Ora – dopo i quasi trecento morti de L’Aquila - quel punto l’hanno cancellato e sostituito con una dicitura vaga riguardante i criteri antisismici e il premier e i suoi sbandierano i criteri suddetti come loro credo inossidabile. Oltre le affermazioni a caccia di consenso, resta il problema dell’assenza di volontà politica di perseguire il bene comune che significa per prima cosa ricostruire e seconda cosa ricostruire con criteri adeguati.
Cose come quelle dette dal premier “Bambini, dite alle vostre mamme di portarvi al mare”, offendono profondamente il sentire comune su quella che è e resterà per sempre una grande tragedia per il popolo abruzzese e italiano, frutto di inadempienze politiche nel mettere a punto e perseguire modelli di edilizia che tengano conto della caratteristica sismicità italiana. Altro che andare al mare coi bimbi: le mamme di quei bimbi dovrebbero mandare l’attuale premier nella sua villa di Arcore a calci nel culo. Ma tanto che parlo a fare? Il premier sarà stato frainteso.
Intanto la presidente della provincia Stefania Pezzopane "Qui dieci ministri in tre giorni, ma solo perché ci sono le europee". Ha ragione e io, moi, j’en ai marre.
8 aprile 2009
Requiem per L'Aquila

( Foto di Stefano Pessina )
"L’ombra della luce" di Franco Battiato
Difendimi dalle forze contrarie la notte, nel sonno, quando non sono cosciente; quando il mio percorso si fa incerto, E non abbandonarmi mai... Non mi abbandonare mai
Riportami nelle zone più alte in uno dei tuoi regni di quiete: E' tempo di lasciare questo ciclo di vite. E non abbandonarmi mai... non mi abbandonare mai
Perchè, le gioie del più profondo affetto o dei più lievi aneliti del cuore sono solo l'ombra della luce.
Ricordami, come sono infelice lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane. E non abbandonarmi mai... Non mi abbandonare mai
Perchè, la pace che ho sentito in certi monasteri, o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa, sono solo l'ombra della luce.

6 aprile 2009
3:32

terremoto
l'aquila
abruzzo
3:32
| inviato da Franz znarF il 6/4/2009 alle 18:0 | |
3 aprile 2009
Only the strong survive
"If we dig precious things from the land, we will invite disaster."
“Pruit Igoe”, Philip Glass (track from Koyaanisqatsi(1982), by Godfrey Reggio)
(Victoria lived in the Pruitt-Igoe development and she posted her story in the comments)
I remember waking up each morning looking? at the cinder block walls of the room my sister and I shared.They were painted blue and white, a checkered pattern. Mamma let us do it.
I remember winters, playing in the hallway on the 10th floor.We played catch a girl kiss a girl,kickball,dodgeball,and skated.
Shirley and I smeared do do we found in the middleway on that mean old lady's doorknob. In retrospect I see we were wrong,She lived on the 9th floor and we made? a lot of noise over her head. The hallway floors were concrete and we skated often, all of us did. We must have really disturbed her.......Iapologize. You're probably no longer with us but, I apologize.
The days of summer were especially memorable. The concrete was so hot our bare feet burned as we ran to the playground to play in the sprinkler system the firefightrs set up. The goal was to not only endure the pain from the heat, we also learned how to walk on glass with few cuts on them. When we were really looking? for fun we rode on top of the elevator or slid down it's cables.
I saw my first murdered person when I was 10 or 11. I actually saw her. She had been decaying at the bottom of the elavator shaft of the third or fourth building on Ofallon, we lived in the second one. I remember seeing people carrying a stretcher, covered with a white sheet. Just as they were passing me the wind blew the sheet. I saw her....... I had already known of a lot of us dieing but the vision of what was under that sheet still haunts me......Only? the strong survived.
At the age of? sixteen my mother saved my life, she signed me up for Job Corps. I was sent to Astoria , Oregon.She saved my life by not allowing me to become a more active participant in the madness surrounding us.
September of 1970 I went home to visit. The day I arrived, I heard a voice yelling,........She's under the breazeway.......I went across the street to see what was up. I made my way to the front of the crowd, there were a lot of us there.......
Jeanette was there, she had a hole? in her forehead........ I looked in the hole.............
She had two children, the babygirl was about three or four,her babyboy was eight months...I wonder how they are.
I remember the dances on and around? the pyramid. Dancing In The Street was often played over the p.a. system. We all danced. Everybody danced, some of us better than others, Jeanette was one of the best. My cousin Johnny was ,too. He taught me how to bop, and play spades. I'm goooood.
Most of us learned? how to dance on skates. I remember St. Nicks. Nate was a floorboy. He had the funniest laugh I have ever heard. I miss him, still. The guys didn't want to be called punks so they never wore white precisions .They were for girls....... Those were the days.
I tend to focus on the positive aspects of Puitt/Igoe. There were maaaany positives.We built relationships, made memories, shared lives,? we shared love. There was a strange sense of unity , as a whole outsiders were not allowed to come in and upset the.......balance............We were village of thousands.......Only the strong survive.
2 aprile 2009
Ricucire dal basso

Le radici culturali della sconfitta si abbattono infine sulla cultura e sulla partecipazione.
Si scollano i vecchi riferimenti e urge un lavoro di umiltà per riconnettersi con il territorio. Nessuno - in questa fase politica - può esimersi dal confronto con gli elettori (base della legittimazione politica) trincerandosi dietro vecchie posizioni di una grande eredità politica.
Il confronto mediatico lo stiamo perdendo, dobbiamo ricucire dal basso. Ricucire il territorio. Dal basso.

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